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DICONO DI NOI 


Lunedì 15 Ottobre 2001
  Con l’avvicinarsi della fine del regime transitorio forte balzo delle aziende pronte per richiedere la verifica dei requisiti

Per le Soa primo sprint: settemila i contratti firmati

Già in regola soltanto in 3.129 – Martinat annuncia: «La vigilanza sulle SPA private deve passare al ministero delle Infrastrutture e Trasporti


Dopo un avvio stentato è partita la corsa alla qualificazione in vista della fine del periodo transitorio, fissata per il 31 dicembre prossimo dal regolamento Bargone (il Dpr 34/2000). Le imprese già in possesso del certificato Soa sono ancora pochissime: 3,129 alla data del 26 settembre scorso. Ma quelle in lista d’attesa per ottenere il lasciapassare per gli appalti sono più del doppio: circa settemila. Questo è quanto trapela dall’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici.

Dati ufficiali sulla qualificazione (richiesti da «Edilizia e Territorio» un mese fa) non vengono ancora divulgati dall’organismo di via di Ripetta. Ma dai primi conteggi risulta, appunto, che i contratti depositati all’Autorità ammontano a circa settemila.

Il momento del boom è arrivato. In un anno – le prime Soa hanno cominciato a operare il 9 novembre del 2000 – le Spa di attestazione sono riuscite a «convincere» poco più di tremila imprese della necessità di procurarsi l’attestato. E questo anche se da sette mesi per le gare sopra i dieci miliardi il certificato sia obbligatorio. E’ solo a partire dall’estate che i numeri diventano significativi.

Lo sprint nasce da diversi fattori: l’avvicinarsi della scadenza del 31 dicembre, data oltre la quale senza l’attestato si resterà fuori dagli appalti e le ricorrenti voci di proroga del termine. Molto tempo, infine, è stato speso dalle aziende alla caccia dei certificati dei lavori eseguiti, necessari per qualificarsi e rilasciati sempre con grande affanno dalle stazioni appaltanti. Ma non è tutto: di fronte a questi numeri (il 20% delle imprese iscritte all’Anc si qualificherebbe entro l’anno) è difficile credere che la corsa si esaurisca entro il 2001. Le stesse Soa, si aspettano un’onda lunga al primo semestre 2002.

«Alcune imprese hanno già fatto una scelta strategica – afferma Roberto Ravalli responsabile commerciale di Bentley Soa – e hanno deciso di attestarsi l’anno prossimo per poter utilizzare annate più favorevoli in termini di bilancio e di lavori eseguiti». E il 1997, in effetti, è stato un anno molto positivo per i lavori pubblici. Secondo i dati Cresme il valore complessivo dei lavori appaltati è stato di 20,41 milioni di euro, contro i 15,43 milioni del ’96, con un balzo di circa il 30 per cento.

Il mercato però non è affatto omogeneo. Delle 55 Soa autorizzate solo alcune marciano a pieno regime. A fronte di una Soa Cqop che sul proprio sito dichiara di avere già rilasciato 467 attestazioni c’è chi, come ad esempio la Oprah, una Soa autorizzata nella stessa data, con la massima trasparenza ne ammette 49. Ma la situazione sarebbe comune a molte altre società: in attesa dei dati dell’Autorità sui contratti stipulati da ogni Soa (comunque «per via della privacy» non saranno svelati i nomi delle società «disoccupate»), basta dare un’occhiata alle polizze di assicurazione (che ogni anno le Soa devono rinegoziare adeguandole al fatturato) per capire che molti hanno chiesto riduzioni sensibili dei massimali mostrando fatturati altrettanto bassi.

All’altro capo della scala c’è chi rischia il sovraffollamento. In via ufficiale nessuno è disposto ad ammettere la difficoltà. A Soaitalia, ad esempio, che ha 250 attestazioni e 380 contratti, il presidente, Pierlorenzo Boccanera, è tranquillo:«Abbiamo in organico 29 persone e quindi continuiamo a mantenere una media di 30 giorni per le pratiche». Forte di un organico «che arriva a 25 unità, ma può raddoppiare in qualsiasi momento» è anche Angelo Sisto, alla guida di Attesta, un’altra Soa che ha sfornato 270 attestazioni e ora ha 800 contratti da gestire.

Solo dietro l’anonimato qualche Soa ammette che «potrebbero esserci problemi nei tempi di rilascio delle attestazioni e non è escluso che le Soa richiedano una proroga tecnica, magari all’ultimo momento».

Ad avvantaggiarsi di questa situazione potrebbero essere le Spa più fresche, ovvero le ultime autorizzate. In questo sempre più affollato mercato – in attesa di autorizzazione all’Autorità ce ne sono altre sei – ormai l’obiettivo è distinguersi. E allora c’è chi come la Sorgat 2000 si inventa anche un comitato dei garanti con nomi abbastanza noti tra cui un funzionario pubblico, il provveditore alle opere pubbliche della Calabria, Sirio Amendola o l’ex presidente degli ingegneri, Giovanni Angotti.

Una volta esaurita la spinta propulsiva della qualificazione sul tavolo resta il dibattito sul futuro delle Soa. Ancora precario. Il ministro junior, Ugo Martinat, che ha la delega sugli appalti, non fa mistero di voler trasferire la vigilanza dall’Autorità al Ministero. Lo ha scritto nella propria proposta di riforma della Merloni (A.C. 662) che è anche il punto di partenza per la commissione incaricata di elaborare una bozza di Merloni quarter appena insediata al Ministero.

Dal canto loro le Soa si sono organizzate (e divise) in due associazioni: Federsoa, che raggruppa una ventina di imprese e Unionsoa, con nove iscritti che rappresenta tutte le Spa partecipate dalle associazioni di costruttori, impiantisti e artigiani. Entrambe non fanno mistero di pensare a una diversificazione dell’attività.

Per Rosario Parasiliti, presidente di Federsoa, prima di pensare a nuovi compiti però «è necessario verificare, attraverso i controlli dell’Autorità, che il nuovo sistema di qualificazione è serio e affidabile. Secondo Ivan Laterza, alla guida di Unionsoa, «prospettive possono svilupparsi nel campo della certificazione dei professionisti e delle società di ingegneria».

Valeria Uva
Edilizia e Territorio - 15 - 20 ottobre 2000


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